lunedì 31 agosto 2009

Divulgazione Scientifica: Storia della Scienza, Astronomia, Osservazione Astronomica

Orientamento sull'orizzonte e orientamento sul cielo
Divulgazione Scientifica, Storia della Scienza, Storia dell'astronomia, Osservazione del Cielo

Carl Gustav Jung sosteneva che la perdita dell'orientamento celeste provoca le nevrosi dell'uomo metropolitano. Orientarsi significa letteralmente cercare l'oriente, individuare cioè il punto da cui sorge il Sole, vuol dire in pratica individuare uno dei quattro punti cardinali al fine di posizionare correttamente tutti gli altri punti dell'orizzonte rispetto al punto di stazione. La linea meridiana, segnalata sempre nella stessa direzione dall'ombra più corta dello gnomone, è la retta che incontra la linea circolare dell'orizzonte in due punti cardinali: il sud (S), dalla parte dove a mezzogiorno si affaccia il Sole e il nord (N) dalla parte opposta. Sud e nord sono chiamati anche Mezzogiorno e Mezzanotte. Tutti gli osservatori che si trovano sulla stessa linea meridiana hanno il mezzogiorno nello stesso istante e naturalmente hanno in comune la direzione sud - nord.
La retta perpendicolare alla linea meridiana nel punto di stazione individua sulla linea circolare dell'orizzonte gli altri due punti cardinali: est (E) e ovest (W, dall'inglese west). L'est, detto anche oriente o levante, è definito di solito come il punto da cui sorge il Sole; l'ovest, detto anche occidente o ponente è il punto dove il Sole tramonta. Levante deriva dal latino levare , denominale di levis 'leggero' e significa 'che leva, che si leva', e oriente deriva da una voce dotta latina oriente(m), propriamente participio presente del verbo oriri di origine e d'area indoeuropea che significa 'sorgere', 'levarsi', 'alzarsi', è l'omerico orto. Occidente deriva dal latino occidente(m) , propriamente participio presente del verbo occidere 'cadere' o 'perire' con significato negativo di svanire, andare in rovina, in malora, essere perduto, tramontato. Ponente deriva probabilmente da pono col significato di metter giù, porre, collocare, deporre.
Per i popoli antichi il luogo dove tramonta il Sole è un luogo di sciagura, per questo motivo nella lingua italiana come in quelle indoeuropee la parola 'sinistro' indica ciò che è di cattivo auspicio, sfavorevole, infausto mentre il 'destro' è fausto, favorevole, propizio. Sinistro deriva dal latino sinister probabilmente dalla medesima radice di sine e significa 'differente', 'che differisce dal destro'. Nella teologia cristiana è la condizione di dannazione in quanto i dannati, nella visione dell'Apocalisse, stanno alla sinistra di Cristo giudice. Sinistro è inoltre interpretato come annuncio di sciagure e di calamità; si considera foriero di sventura: un segno celeste, l'apparire di un astro e in particolare il passaggio di una cometa o anche un evento eccezionale che si verifica al di fuori dell'ordine naturale, dall' influsso malefico o che annuncia l'ostilità delle forze soprannaturali 1. Ovidio scriverà: avibus sinistri , sotto cattivi auspici 2. In quanto termine religioso, presso i Romani che guardando a mezzogiorno avevano il levante a sinistra, vuol dire: favorevole, fausto, propizio, di buon augurio; mentre presso i Greci, che guardando a settentrione avevano il levante a destra, significa: infausto, sfavorevole; come vedremo questa accezione sarà assimilata in seguito dai Romani. Destro deriva dal latino dexter 'che è a destra' e significa: opportuno, propizio, favorevole 3. Nel linguaggio religioso è ciò che si mostra, appare a destra come segno fausto, che porta fortuna, salutare, propizio, favorevole; riferito a persona significa abile, intelligente e accorto. Esattamente il contrario si verifica nelle lingue semitiche ebraiche e fenicie. Per i popoli mediterranei come gli Egizi e gli Arabi che si orientano a sud il Sole tramonta a destra e sorge a sinistra, il faraone è sepolto con la faccia rivolta a sinistra. Nel Miles Gloriosus di Plauto l'aruspice dice che quando uno stormo di uccelli proviene da sinistra è presagio di sciagura. In seguito per Varrone sarà la destra a portare male, perché intanto è cambiata l'influenza culturale, da quella etrusca a quella greca con orientamento a sud.
Se osserviamo il cammino del Sole in più giorni dell'anno possiamo renderci conto del fatto che il Sole sorge esattamente a est e tramonta esattamente a ovest soltanto nei giorni degli equinozi (21 marzo e 23 settembre). I punti di levata e di tramonto del Sole si spostano progressivamente verso nord dopo il 21 marzo fino a raggiungere un limite nel solstizio d'estate (21 giugno) per poi tornare verso sud fino ad un altro limite nel solstizio d'inverno (22 dicembre). Pertanto, possiamo definire come est il punto medio della zona dell'orizzonte, detta zona ortiva, che comprende tutti i punti di levata del Sole. In modo analogo definiamo come ovest il punto medio della zona dell'orizzonte, detta zona occasa, che comprende tutti i punti in cui tramonta il Sole. Considerando che ad altezze via via crescenti del Sole corrispondo ombre sempre più corte, lo gnomone permette di leggere il trascorrere del tempo non solo nell'arco di un giorno, ma anche per tutto l'anno. Infatti, così come varia durante l'anno l'altezza raggiunta dal Sole a mezzogiorno, varia anche la lunghezza dell'ombra proiettata dallo gnomone nello stesso istante. In particolare, nel giorno del solstizio d'estate (21 giugno) si determina l'ombra più corta e in quello d'inverno l'ombra più lunga. Sulla base di osservazioni di questo tipo, condotte con scrupolo e sistematicità in Mesopotamia e nell'antico Egitto, fu possibile quantificare la durata dell'anno in 365,25 giorni già 5000 anni fa. L'anno così definito è da intendere come l'intervallo di tempo fra due equinozi o due solstizi dello stesso tipo (per esempio due equinozi di primavera o due solstizi d'estate).
La volta celeste è paragonabile a una cupola vuota che sembra poggiarsi sull'orizzonte; le stelle sono come "infisse" sulla sfera celeste e con il loro sorgere, spostarsi in alto e tramontare ci permettono di apprezzare la rotazione che questa sfera compie, da est verso ovest, attorno al proprio asse: l'asse celeste. Se si osservasse la volta celeste per 23 ore e 56 minuti consecutivi, a periodo ultimato si vedrebbero le stelle ritornare al punto di partenza, dopo aver descritto nel cielo un circolo completo. Questo intervallo di tempo è chiamato giorno sidereo, dal latino sidereus, 'delle stelle'. Nella lingua latina considerare significa 'osservare gli astri' o, secondo alcuni, 'con gli astri', mentre desiderare letteralmente 'cessare di contemplare le stelle a scopo augurale', quindi 'bramare', non una passione dunque, ma il desiderio negativo di ottenere ciò che non è possibile possedere.
L'asse celeste è il diametro della sfera celeste intorno al quale avviene la rotazione. Le due estremità dell'asse celeste sono chiamate poli celesti, uno dei quali è molto vicino a una stella della costellazione dell'Orsa minore: la Stella Polare (che sembra rimanere quasi ferma) e si denomina polo nord o polo Artico (dal greco arktos , che significa orsa). L'estremità opposta viene di conseguenza chiamata polo Antartico. I circoli massimi passanti per i poli celesti si chiamano meridiani celesti mentre l'equatore celeste è il circolo massimo della sfera celeste, che taglia a metà tutti i meridiani celesti e divide il cielo in due emisferi: settentrionale e meridionale. Paralleli all'equatore celeste e perpendicolari all'asse celeste sono i paralleli celesti. Con i poli e l'equatore, che abbiamo così individuato, è possibile costruire sulla sfera celeste un sistema di riferimento che ha un valore assoluto, indipendente cioè dalla posizione dell'osservatore. Questo sistema permette di assegnare ad ogni astro due coordinate, dette equatoriali perché utilizziamo come elemento fondamentale di riferimento l'equatore celeste.
Le coordinate astronomiche equatoriali sono la declinazione e l'ascensione. La declinazione è la distanza angolare dell'astro dall'equatore misurata sull'arco di meridiano compreso fra l'astro e l'equatore; viene espressa in gradi e frazioni di grado, positiva a nord e negativa a sud dell'equatore. L'ascensione retta è la distanza angolare dell'astro da un meridiano scelto come riferimento, quello che interseca l'equatore nel cosiddetto punto g (gamma), il punto d'Ariete. L'ascensione retta, misurata in senso antiorario sull'arco di equatore celeste compreso fra il punto (e l'intersezione con il meridiano passante per l'astro, viene espressa in ora e frazioni di ora. Le coordinate equatoriali, come si è detto, hanno un valore assoluto, nel senso che sono indipendenti dalla posizione occupata dall'osservatore. Un sistema di riferimento legato invece al punto di stazione è quello delle coordinate orizzontali.
Guardandoci intorno da un qualunque punto del nostro globo, il campo visivo, quando non si frappongono ostacoli di sorta (alberi, edifici, monti), ci appare limitato da un circolo lungo dove la volta celeste sembra toccare il suolo o le acque, circolo del quale noi occupiamo il centro e che viene chiamato orizzonte. Con tale parola di origine greca si suole indicare tanto la linea circolare delimitante, quanto la superficie in essa compresa. Impropriamente quest'ultima viene chiamata piano dell'orizzonte, ma si capisce facilmente che non può trattarsi di una superficie piana, bensì di una calotta, essendo la terra di forma sferica. Intenderemo pertanto come piano dell'orizzonte terrestre o sensibile il piano tangente alla Terra nel punto di osservazione detto punto di stazione.
L'orizzonte matematico o razionale è, invece, un piano parallelo all'orizzonte terrestre, passante per il centro della Terra. Nelle grandezze celesti il raggio terrestre è un valore del tutto trascurabile, per cui l'orizzonte sensibile e l'orizzonte razionale si possono considerare identici.
Due sono le proprietà fondamentali dell'orizzonte:
in qualunque punto della Terra esso è circolare.
il raggio dell'orizzonte, e quindi anche la superficie visibile, aumentano notevolmente col crescere dell'altezza.
Se ci proponiamo di determinare la posizione del piano dell'orizzonte dovremo partire da una linea nell'interno della sfera celeste che per noi è la verticale, ossia la direzione della gravità nel punto di osservazione e che ci sarà data in qualsiasi momento da un filo di piombo. Il piano dell'orizzonte non è altro che il piano perpendicolare alla direzione della gravità nel punto di osservazione. Se prolunghiamo la verticale sino alla volta celeste, essa la incontrerà in un punto detto Zenìt (voce araba che significa 'vertice') che rappresenta la proiezione del punto di osservazione sulla sera celeste. Il prolungamento della verticale in direzione opposta, cioè nell'emisfero invisibile, determina un altro punto, il Nadìr (dall'arabo nathir , l'opposto). In considerazione di quanto detto risulta che lo Zenìt viene a trovarsi a 90° sul piano dell'orizzonte, sulla verticale del punto di osservazione o di stazione. Questi sistemi di riferimento hanno orientato l'umanità, nel tempo e nello spazio, per migliaia di anni. Oggi purtroppo si è perso il riferimento tra i giorni e gli astri perché il tempo è stato trasformato in lavoro e riposo, in un'organizzazione di fabbrica s'è appiattito il ritmo della civiltà industriale. Inoltre l'inquinamento luminoso ha reso sempre più raro e fuori dalla portata della popolazione l'osservazione astronomica ad occhio nudo.

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Il Sole e lo gnomone


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Una scoperta notevole fu fatta dagli uomini circa 5000 anni fa quando si accorsero che, osservando il variare delle ombre dei corpi, potevano valutare e quantificare lo scorrere del tempo. Il primo rudimentale orologio, regolato sul moto del Sole, è stato lo gnomone (dal greco, "che fa conoscere"), costituito da un'asta posta verticalmente sul piano. Lo gnomone è uno strumento semplice da costruire e facile da usare.



Quando la sua ombra è la più corta, lo gnomone indica il mezzogiorno, cioè il momento in cui il Sole ha percorso metà del suo cammino, ma segna, altresì, la linea meridiana (dal latino meridies , 'mezzogiorno'), una linea di fondamentale importanza per l'orientamento. La posizione da noi occupata in un dato istante sulla superficie terrestre, o quella di un generico osservatore, è detta punto di stazione (dal latino statio , 'luogo in cui si sta'). Il nostro sguardo, se non ci sono ostacoli, arriva sino ad una linea circolare, che limita la porzione di Terra per noi visibile. Per orizzonte visivo sensibile s'intende propriamente non solo la linea circolare, ma anche la porzione di superficie terrestre da essa racchiusa. Il piano passante per il punto di stazione e tangente alla superficie della Terra (da considerare sferica, così come la concepirono gli antichi Greci) è detto piano dell'orizzonte o orizzonte apparente. Il piano dell'orizzonte è strettamente dipendente dalla posizione del punto di stazione sulla superficieterrestre.




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Divulgazione Scientifica: Astronomia

Pianeti improbabili
Gli astronomi stanno individuando pianeti in luoghi del cosmo dove sembrava che la loro esistenza fosse impossibile.
Di Michael W. Werner e Michael A. Jura

La straordinaria diversità dei pianeti extrasolari è stata una sorpresa per gli astronomi. I più incredibili sono quelli che orbitano intorno a stelle di neutroni, nane bianche e nane brune: oggetti che a loro volta hanno dimensioni non molto superiori a quelle planetarie. Le stelle di neutroni sono prodotte nelle esplosioni di supernova, perciò con ogni probabilità i loro pianeti sono corpi di seconda generazione aggregati a partire dai resti dell'esplosione. I pianeti in orbita intorno alle nane bianche sono invece i superstiti della fine violenta di una stella di tipo solare.
Divulgazione Scientifica, Astronomia

Divulgazione scientifica: Astronomia

Avventure nello spazio-tempo curvo

Notizia di astronomia: La possibilità di «nuotare» e «planare» nello spazio curvo vuoto mostra che, ancora dopo novant'anni, la teoria einsteiniana della relatività generale continua a stupire.

di Eduardo Guéron

Nella teoria della relatività generale la gravità emerge dalla curvatura dello spazio-tempo. Oggi, novant'anni dopo che Einstein sviluppò le equazioni della teoria, i fisici continuano a scoprirvi nuove sorprese. Per esempio in uno spazio curvo un corpo può apparentemente sfidare i fondamenti della fisica e «nuotare» nel vuoto senza doversi sospingere contro qualcosa o essere spinto da qualcosa. Lo spazio-tempo curvo permette anche una sorta di «effetto aliante», in cui un corpo può rallentare la caduta anche nel vuoto.
divulgazione scientifica

venerdì 14 agosto 2009

Divulgazione Scientifica: Genetica

HIV-1, decodificata la struttura secondaria del genoma
Finora si era riusciti a modellizzare solo piccole regioni del genoma di HIV-1, a causa delle sue enormi dimensioni: si tratta infatti di due filamenti di RNA con circa 10.000 nucleotidi ciascuno.

La struttura di un intero genoma di HIV-1 è stata decodificata per la prima volta dai ricercatori dell’Università della North Carolina a Chapel Hill. I risultati potrebbero avere notevoli implicazioni per la comprensione delle complesse strategie grazie alle quali il virus infetta l’uomo.L’HIV-1, come i virus che causano l’influenza, l’epatite C e la polio, possiede un genoma costituito da due copie di singoli filamenti di RNA in grado di ripiegarsi a formare complesse strutture tridimensionali.Come ha spiegato Kevin Weeks, docente di chimica dell’UNC che ha guidato lo studio e ha firmato l’articolo pubblicato sull’ultimo numero della rivista “Nature”, finora si era riusciti a modellizzare solo piccole regioni del genoma di HIV, a causa delle sue enormi dimensioni: si tratta infatti di due filamenti con circa 10.000 nucleotidi ciascuno.Weeks e colleghi sono riusciti ad analizzare la struttura del genoma di HIV isolto da colture contenenti alcuni miliardi di particelle virali provenienti dal National Cancer Institute, riuscendo infine a scoprire come proprio la struttura dell’RNA influenzi in diversi stadi il ciclo infettivo dell’HIV. Tale conclusione è potenzialmente in grado di aprire nuove strade di ricerca per comprendere il ruolo effettivo del genoma."Un primo approccio potrebbe consistere nel cambiare la sequenza nucleotidica e vedere che cosa succede”, ha concluso Swanstrom. "Se per esempio tale intervento porta a danneggiare il virus, si potrebbe concludere che in quel locus specifico è presente qualcosa di importante”.
Divulgazione Scientifica
fonte: Nature

mercoledì 12 agosto 2009

Divulgazione Scientifica: Astronomia

Nuove immagini galattiche catturate da Spitzer

L'anello che appare di colore bianco nelle immagini all'infrarosso rappresenta una regione di intensa formazione stellare


Il telescopio spaziale Spitzer ha permesso di catturare spettacolari immagini della galassia a spirale NGC 1097, localizzata a 50 milioni di anni luce di distanza da noi. Al suo centro è presente un gigantesco buco nero circondato da anelli di stelle: nel codice di colore del rivelatore a raggi infrarossi di Spitzer, l’area del buco nero è visibile in blu, mentre le stelle sono riconoscibili nella parte di colore bianco.Il buco nero è di dimensioni enormi: possiede una massa pari a circa 100 milioni di volte quella del Sole e alcune centinaia di volte la massa del buco nero al centro della Via Lattea. "Il destino di questo buco nero, così come quello di altri, rappresenta un’area di ricerca molto vivace”, ha commentato George Helou, direttore dello Spitzer Science Center della NASA presso il California Institute of Technology di Pasadena. "Secondo alcune teorie, esso potrebbe rimanere quiescente e infine entrare in una fase di ancora minore attività come quello della Via Lattea”.L’anello che vi sta intorno è invece un’area di intensa formazione stellare."Lo stesso anello è un oggetto affascinante e meritevole di approfonditi studi, poiché il tasso di formazione stellare che lo caratterizza è veramente molto elevato”, ha aggiunto Kartik Sheth, astronomo dello Spitzer Science Center.

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domenica 9 agosto 2009

Divulgazione Scientifica: Astronomia

Presentato dal Goddard Space Flight Center della NASA

GEMS, nuova missione per studiare i buchi neri
Lo strumento sarà 100 volte più sensibile nei confronti della polarizzazione di qualunque altro osservatorio a raggi X

Porta il nome di GEMS, acronimo per Gravity and Extreme Magnetism Small Explorer (GEMS), la nuova missione astrofisica guidata dal Goddard Space Flight Center della NASA di Greenbelt, nel Maryland, che intende fornire una rivoluzionaria visione dell'universo, misurando per la prima volta la polarizzazione delle sorgenti di raggi X.
"Finora, gli astronomi hanno misurato la polarizzazione dei raggi X di un solo oggetto posto al di fuori del sistema solare, la Nebulosa del Granchio, che segna una regione di esplosione stellare”, ha commentato Jean Swank, astrofisico del Goddard e principal investigator del GEMS. “Ci aspettiamo che GEMS riveli decine di sorgenti di questo tipo e possa aprire una nuova frontiera di ricerca.”
Per comprendere l'obiettivo scientifico della missione, occorre tener conto che della fisica del buco nero: a emettere la radiazione X sono elettroni che si muovono ad alta velocità e che spiraleggiano intorno agli intensi campi magnetici. Inoltre, il campo gravitazionale estremo nelle vicinanze di un buco nero ruotante non solo devia il cammino dei raggi X, ma ne altera la direzione del campo elettrico.
Le misurazioni di polarizzazione possono perciò rivelare, grazie a GEMS, la presenza di un buco nero e fornire agli astronomi informazioni sul loro spin,fornendo così gli strumenti per esplorare un altro aspetto di questi ambienti estremi dell'universo.
"Grazie a questi effetti, GEMS può studiare scale spaziali inferiori a quelle di qualunque telescopio si possa immaginare”, ha commentato Swank. I raggi X polarizzati portano con sé informazioni sulla struttura delle sorgenti cosmiche che non è possibile ottenere in altro modo. GEMS sarà 100 volte più sensibile nei confronti della polarizzazione di qualunque altro osservatorio a raggi X, e per questo ci aspettiamo molte nuove scoperte”, ha concluso Sandra Cauffman, project manager del GEMS.
GEMS verrà lanciato non prima del 2014 e durerà circa due anni. L'investimento stimato sarà di 105 milioni di dollari, escluso il lancio.
Divulgazione Scientifica, Astronomia

martedì 4 agosto 2009

Divulgazione Scientifica: Astronomia

L'origine della misteriosa radiazione della Via Lattea
I positroni che riforniscono la radiazione non provengono dalla materia oscura ma da una sorgente completamente differente e più misteriosa: le stelle massicce che esplodono e lasciano dietro di sé elementi radioattivi che decadono in particelle più leggere.

Non è la materia oscura la sorgente della misteriosa radiazione presente nella Via Lattea: è quanto hanno scoperto i ricercatori dell'Osservatorio per raggi gamma Integral dell'ESA.
Più precisamente, la materia oscura non è più necessaria per spiegare ciò che viene osservato da Integral, che ha permesso una migliore comprensione di come si comportano i positroni che viaggiano nella nostra galassia.
La radiazione in questione è nota fin dagli anni settanta, e finora sono state proposte diverse teorie per spiegarla. Ora la risoluzione spaziale e spettrale degli strumento di osservazione di Integral ha mostrato la presenza di un picco molto accentuato al centro della galassia, con un'asimmetria lungo il disco galattico.
Alcuni studiosi hanno considerato la possibilità che all'origine della radiazione vi sia la materia oscura, postulata, com'è noto, per rendere conto della massa mancante dell'universo che, pur essendo invisibile, fa avvertire la sua interazione gravitazionale. Secondo le attuali conoscenze, essa è presente anche all'interno e intorno alla Via Lattea, formando un alone.
Il recente studio ha trovato che i positroni – le antiparticelle degli elettroni – che riforniscono la radiazione non sono prodotti dalla materia oscura ma da una sorgente completamente differente e molto più misteriosa: le stelle massicce esplodono e lasciano dietro di sé elementi radioattivi che decadono in particelle più leggere, tra cui positroni ed elettroni.
L'ipotesi originale era stata formulata considerando che i positroni, elettricamente carichi, sono influenzati dai campi magnetici e non sarebbero perciò in grado di viaggiare su lunghe distanze. Poiché la radiazione veniva osservata in regioni che non sono in accordo con la distribuzione delle stelle, la materia oscura era stata invocata come alternativa dell'origine dei positroni.
I risultati recenti del gruppo di astronomi guidati da Richard Lingenfelter dell'Università della California a San Diego provano invece che i positroni che si formano con il decadimento radioattivo possono viaggiare anche su lunghe distanze, e lasciare anche il disco galattico.
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da lescienze.it