Il fenomeno di precessione, detto anche grande ciclo o anno platonico, anima l'asse terrestre. Quest'ultimo è inclinato di 23° 26' sul piano dell'eclittica e descrive un cono di pari semiampiezza nel corso di 25 mila e 800 anni; inoltre esso produce, col tempo, lo spostamento in posizione di tutte le stelle rispetto al sistema di coordinate (ascensione retta e declinazione) che è riferito all'equatore e ai poli celesti. Le estremità ideali dell'asse terrestre, trascinate nel movimento conico di precessione, descrivono dunque nel firmamento due circonferenze di pari ampiezza, una nell'emisfero boreale centrata in corrispondenza di una nebulosa gassosa nella costellazione del Dragone, l'altra nell'emisfero meridionale con centro nella costellazione del Dorado, molto prossimo alla Grande Nube di Magellano. Ambedue le circonferenze sottendono 23° 26' di raggio e, mentre la prima viene percorsa in senso retrogrado (cioè da est verso ovest) l'altra lo è in senso diretto. I due circoli individuano dunque le posizioni assunte, epoca per epoca, dai poli celesti: le stelle candidate per la propria ubicazione a fungere da Polare per l'emisfero settentrionale sono state, col tempo, diverse e lo saranno nel remoto futuro. Circa 4000 anni avanti la nostra era, fu la fievole stella 4 della costellazione del Dragone, ad indicare la direzione del nord alle sparse tribù dell'età del bronzo che abitavano i fertili altipiani della Mesopotamia. Quindici secoli dopo, nel 2500 a.C., gli astronomi egizi della seconda dinastia eseguivano misure d'altezza della Polare riferendosi alla stella a della medesima costellazione, e di uguale splendore. È questa Thuban, che fu la polare al tempo del re di Uruk e Gilgamesh. Trascinata dal costante moto di precessione, l'estremità nord dell'asse del mondo continuò a spostarsi lentamente lungo l'immaginario circolo celeste passando, nel 1000 a.C., fra la stella k del Dragone e la b dell'Orsa Minore. Quell'epoca, che assistette all'invasione dei Dori ed alla distruzione di Troia, segna anche l'ingresso del polo celeste nella costellazione ove si trova ancora al giorno d'oggi. Alla stella b UMi, tre volte più luminosa dell'altra nel Dragone, fu facile aggiudicarsi il ruolo di astro guida, nonostante si discostasse di almeno 6° dal polo reale: i Cinesi la considerarono l'effige celeste della dea Tou-Mu la quale aveva il potere di salvaguardare i marinai dai naufragi, ed era stata assunta ed ospitata nel polo proprio per questo scopo, insieme al marito e al figlio. La chiamavano anche «stella reale» e la osservavano attraverso dischi forati di giada, gli Hsun-Chi e i Pi i quali, tenuti a distanza dall'occhio dell'osservatore di modo che la loro periferia venisse a coincidere con un certo numero di stelle determinate, consentivano di localizzare con precisione il polo celeste.
Nei secoli successivi gli Arabi chiamarono la stella col nome di Al Kaukab-ash-Shamali (Kochab è ancora la denominazione di b UMi) che vuol dire «la Stella del Nord», e ritroviamo effigiato l'astro in incisioni risalenti all'epoca della seconda rivolta degli Ebrei (132 a.C.) nelle quali esso si vede sovrastare il tempio di Gerusalemme. Si tratta di una circostanza simbolica poiché il condottiero ebraico rispondeva al nome di Bar Kochabh che significa letteralmente «figlio della stella», della stella del Nord appunto, come ricordava l'accezione araba del nome. All'epoca di Talete e di Eudosso (Vll-IV sec. a.C.), essendo Kochab la polare del momento, risalgono le citazioni più antiche riguardo all'Orsa Minore in qualità di costellazione distinta dalle altre. La nostra Polaris, a UMi, l'astro principale della plaga celeste, si trovava ad essere allora anche l'astro più luminoso che girava da presso intorno al polo. Fu forse per questa ragione che a UMi venne conosciuta come Stella Polare, dall'etimo di poléo (io giro). Se questo è vero, appare curioso pensare che, contrariamente alla caratteristica d'immobilità oggi attribuita all'astro del nord, per i nostri antenati la proprietà saliente della Polare fosse invece quella di girare. Ma è più plausibile, a ben riflettere, che l'etimologia di polo e polare sia da collegarsi al significato di «cardine» o «perno» dell'ideale sfera celeste trascinante, infisse, le stelle durante la propria rotazione diurna.
Ma torniamo alla precessione del polo. Intorno al lX secolo della nostra era, nella lenta gara di staffetta, intervenne ad assumere il ruolo di Polare la debolissima stella 32 H della costellazione della Giraffa: fu essa che guidò probabilmente i Vichinghi nelle loro avventurose scorribande per i mari del nord. Ma ormai incalzava la a UMi, la più fulgida stella dell'Orsa Minore; e fu essa a subentrare nella preziosa funzione di indicatrice del nord. È probabile che gli Arabi rimanessero indignati dalla perdita di incarico e di dignità subita dalla stella Kochab che continuavano, d'altra parte, a considerare la legittima detentrice del titolo di Polare. Riguardarono pertanto la stella a alla stregua di un'usurpatrice senza scrupoli, una malvivente della peggiore specie, e giunsero a chiamarla finanche col nome di Al-Ruccabah che vuol dire «furfante». II polo celeste boreale, da parte sua, si è andato accostando sempre più alla a UMi nel corso degli ultimi secoli. La marcia di avvicinamento alla a UMA proseguirà fino al 2100. A partire da quell'epoca, la stella più fulgida della Piccola Orsa verrà abbandonata dall'estremità dell'asse terrestre il quale, fra un centinaio d'anni, finirà con l'uscire dall'attuale costellazione per penetrare in quella adiacente del Cefeo. Nel 40° secolo avvicinerà la stella g o Er Rai di quella costellazione: poi, dopo altri 20 secoli, eccolo avanzarsi, fra la b e la i . Seguiranno altri 1500 lunghi anni, ed infine la stella a Cephei, Alderamin, in magnitudine 2,6, diverrà la nuova Stella Polare. Il corso del polo lungo il circolo di precessione sarà destinato a raggiungere poi altre tappe importanti. A partire dall'anno 9000 ecco la splendida stella Deneb, nella costellazione del Cigno, farsi avanti ber reclamare il suo ruolo di astroguida, forse ormai del tutto inutile per un'umanità che avrà appreso da tempo ad utilizzare sistemi impensabili di orientamento. Nell'anno 10.700 d.C. la stella d , posta all'estremità della Gran Croce del Nord (costellazione del Cigno), verrà ad occupare esattamente il punto più settentrionale del cielo ma, dall'anno 13.000 in avanti, il corso del polo, mutando ancora plaga celeste, si dirigerà alla volta di una delle più fulgide gemme del firmamento boreale: la stella Vega, nella Lira. Può essere curioso notare che, dalla nascita di Cristo fino all'epoca in cui sarà Vega a culminare sulle regioni iperboree del nostro pianeta, sarà trascorso quasi esattamente mezzo anno platonico durante il quale l'estremità dell'asse della Terra avrà descritto per metà il suo lungo circolo di precessione attraverso le costellazioni del firmamento.

