lunedì 13 luglio 2009

divulgazione scientifica, storia della scienza e astronomia

Sulla storia dell'astronomia

A noi oggi può sembrare del tutto normale avere poca dimistichezza (a volte nulla) con il cielo stellato, eppure non è sempre stato così e - ci auguriamo - non lo sarà sempre.
Nella Grecia dell’età classica, il cosmo è perfettamente intelligibile dal senso comune, la comprensione del significato del cielo stellato non è riservata ai sacerdoti o agli iniziati: essa è pubblicamente accessibile. Le stelle, collegate ad una ad una dalla linea invisibile che disegna la costellazione, raffigurano sullo sfondo del cielo strisce di un enorme fumetto o meglio figure stilizzate ricamate su un tappeto, le vicende mitiche che dal tempo dei Titani in poi hanno dato origine e forma al cosmo, alle terre e ai mari, alle piante, agli animali, agli uomini, ai barbari e ai greci.
Gli astri vengono raggruppati in costellazioni e queste in cicli che raccontano i miti. Così il cielo si ordina secondo il ciclo di Callisto e Bootes, Andromeda e Perseo, Ercole ed il Drago, Orione e Lelapo, Teseo ed Arianna, e così via.
Un ciclo intero rappresentato da un gesto, un solo gesto di un antico dio, dall'atto di un culto disperso, dalla ferina bellezza di un animale. Il cielo era un enorme disegno di cui lo spirito pubblico possedeva la chiave di lettura.
Non è certo strano che filosofi o mercanti, letterati o attori, contadini o naviganti che fossero, i greci tutti usassero leggere nel cielo le loro origini e le loro storie, così come a noi oggi capita con i fotoromanzi.

La stessa letteratura greco-classica, in primo luogo le tragedie e le commedie, dense di metafore astronomiche, risultano incomprensibili senza una buona familiarità con il cielo stellato. Nell'Atene di Pericle un giovane che s’apprestasse ad entrare nella vita pubblica dopo aver seguito un iter di formazione scolastica, conosceva mediamente per posizione e per nome una cinquantina di costellazioni e diverse centinaia di stelle. Se si pensa che oggi uno studente, se non un professore, d’astrofisica non distingue tra Callisto che è la Grande Orsa ed il Gran Carro che è solo un suo asterisma; e sa nominare quando va bene, non più di quattro o cinque stelle di prima grandezza, si ha una buona misura del regresso compiuto, in questo secolo di progresso, nell’apprensione visiva del cielo notturno; un salto all’indietro che lascia senza fiato e pone qualche dubbio alla diffusa identificazione di tempo e progresso.
L’interpretazione del cielo era inoltre un elemento fondamentale non solo per l’individuo ma anche per la comunità; ad esempio, così come il ragazzo ritrova nelle costellazioni gli eroi e le eroine le cui imprese ha ascoltato da bambino similmente la comunità ritrova in cielo la memoria condivisa.

divulgazione scientifica

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