sabato 26 settembre 2009

Divulgazione Scientifica: Storia della Scienza, Storia dell'astronomia, Tempo

La musa impara a scrivere


Divulgazione Scientifica: Storia della Scienza, Storia dell'astronomia, tempo

La scrittura viene dai Sumeri. La patria della scrittura cuneiforme si trova in Mesopotamia, nei bacini dei fiumi Tigri ed Eufrate, proprio dove oggi si combatte una sanguinosa guerra di conquista. Il termine "cuneiforme" significa letteralmente "a forma di cuneo" e deve la propria origine all'aspetto a forma di cuneo dei piccoli tratti che caratterizzano i segni della scrittura mesopotamica. Le origini della scrittura sumera sono da ricercare nelle esigenze sorte nell'ambito dell'economia e dell'amministrazione pubblica. Con la crescita della produttività del paese, dovuta al controllo dello stato sui sistemi di canalizzazione e irrigazione, la produzione agricola in eccesso fu raccolta nei depositi e nei granai cittadini, e questo rese necessaria l'istituzione di una contabilità sia delle merci che provenivano dalle città sia dei prodotti manufatti che lasciavano le città per la campagna. Inizialmente la scrittura è logo - grafica con cui è semplice dare espressione a termini concreti, come "pecora" per mezzo dell'immagine della pecora, ma questo modo della raffigurazione deve ben presto evolversi in un metodo in cui le immagini possano esprimere non solo gli oggetti che essi rappresentano ma anche le parole a cui questi possono essere in un secondo momento associati. Così l'immagine del sole può rappresentare secondariamente le parole "luminoso, bianco" e in seguito anche "giorno".

Una logografia di questo tipo ha l'inconveniente di non poter esprimere molte parti del discorso e forme grammaticali, molto più seri sono i limiti del sistema in relazione alla scrittura dei nomi propri. Fu proprio la necessità di una rappresentazione adeguata dei nomi propri a portare infine allo sviluppo della fonetizzazione, il cui principio consiste nell'associazione di parole di difficile scrittura con segni che assomiglino a queste parole nel suono e che siano facili da disegnare.


Il nome della scrittura geroglifica degli Egizi deriva dal greco ieroglyphica grammata e deve la sua origine alla credenza che questo tipo di scrittura fosse usato principalmente dagli Egizi per fini sacri e su pietra (ieros significa "sacro" e glyphein significa "incidere"). È un metodo di scrittura descrittivo - figurativo, che consiste nel raffigurare un evento trascurando completamente, come nell'arte, il proposito fondamentale della scrittura in senso proprio che è quello di riprodurre il flusso della lingua parlata. Per tutta la sua storia l'egiziano fu una lingua logo - sillabica. La forma di scrittura geroglifica, usata principalmente per essere esposta pubblicamente, non era la scrittura della vita pratica quotidiana. Per questo scopo gli Egizi svilupparono due forme di scritture corsive, dapprima la ieratica e poi la demotica. Una volta introdotto, il principio di fonetizzazione si diffuse rapidamente. Con esso si aprirono orizzonti mai esplorati all'espressione di tutte le forme linguistiche, non importa quanto astratte esse fossero, per mezzo di simboli scritti. Nei geroglifici la cosa è rappresentata con un legame forte tra simbolo e referente, e l'alfabeto spezzerà questo rapporto.
Nella dicotomia oralità - scrittura la verità risiede nell'essere in presenza. Socrate, così come Gesù, non ha scritto i suoi insegnamenti, sono stati altri a trascriverli. Secondo la tradizione ebraica la Torah orale è anteriore alla Torah scritta, della quale è l'interpretazione e Machloqet significa discussione polemica tra due maestri a proposito di un argomento. La discussione è possibile in quanto la legge è "Halakah" ossia cammino, passo. La discussione può nascere in quanto la legge non è un prodotto ma una produzione. Gli esami universitari, gli esperimenti scientifici e i processi giudiziari si effettuano in presenza e oralmente. Inoltre la comunicazione orale non è fatta dal solo messaggio linguistico e dal suo contenuto razionale, ma dai tratti sovrasegmentali, cioè la prossemica e la cinesica.
Secondo i greci "essere" significa "essere in presenza", per esempio per contare qualcosa è necessario essere in presenza del fenomeno osservato. In un ontologia così concepita il concetto di tempo non include il presente ma il passato (che è ricordo e memoria) e il futuro (che è l'incerto). Questa concezione ci permette di non restare imbrigliati nel paradosso di Agostino e Heidegger secondo cui il presente non esiste perché divide due cose che non esistono: il passato che non c'è più e il futuro che non c'è ancora. Platone così scrisse nel Timeo : " Ma le danze di questi astri e i loro incontri, e i ritorni e gli avvicinamenti dei circoli, e quali dèi nei congiungimenti siano vicini fra loro e quanti opposti, e dietro a quali, coprendosi a vicenda, e in quali tempi si nascondano a noi, e di nuovo apparendo mandino terrori e segni delle cose future a quanti non sanno questi calcoli, tutte queste cose sarebbe vana fatica spiegarle senza avere avanti agli occhi le loro immagini. " (40 d).
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