Omero e i poemi
Divulgazione scientifica: Storia della scienza, Tempo
La figura di Omero come autore dell'Iliade e dell'Odissea non è certa. Probabilmente i due poemi furono concepiti e tramandati a memoria e Giambattista Vico sostenne l'inesistenza di Omero nella seconda edizione dei Principi di scienza nuova intorno alla comune natura delle nazioni (1730), il cui terzo libro è intitolato Discoverta del vero Omero.
L'aedo omerico, per essere considerato tale, deve cantare davanti a un pubblico di ascoltatori. Una situazione diversa sarebbe inconcepibile: quale intermediario potrebbe mai consentire all'aedo di sfuggire al contatto diretto con il suo uditorio? Ecco perché, per le sue improvvisazioni, egli deve aver conseguito una preparazione specifica: un lungo periodo di familiarizzazione, piuttosto che di insegnamento sistematico, che gli dia la padronanza delle formule tradizionali, in modo da saperle "combinare", "maneggiare", "sostituire" senza sforzo. Il suo segreto consiste proprio in questa abilità: è per essa che l'aedo si distingue da un Virgilio, per il quale le formule non costituiscono più una condizione necessaria del discorso, ma piuttosto una scelta di ordine stilistico. Già per gli antichi, come per noi, la letteratura greca ha inizio con l' Iliade e l' Odissea . La perentoria realtà di due capolavori tanto compiuti e perfetti ha finito per seppellire in un'oscura preistoria il percorso che, dai primi tentativi di dare espressione poetica agli eventi e all'interiorità dell'uomo, condusse alla loro eccelsa qualità artistica. Il ricordo delle primitive esperienze di poesia andò presto perduto: esse erano tramandare per via orale e mnemonica, e subirono una selezione che salvò soltanto i due grandi poemi che per intrinseco pregio e complessità riassumevano in sé tutto ciò che le aveva precedute. In effetti i poemi che si conviene di chiamare "omerici" rappresentano il frutto maturo di quella scoperta della parola poetica come valore autonomo e assoluto, che fino dai primordi della civiltà ellenica ne rappresenta un contrassegno essenziale. Altri popoli dell'antichità ebbero una letteratura come simbolo mitico del mondo e dei suoi fenomeni, memoria storica del passato, momento del rituale religioso, espressione del sentimento: ma fu solo la Grecia che individuò nella poesia la natura specifica dell'esperienza artistica. Quando, come e perché sia avvenuta questa fondamentale rivelazione, non è dato di riconoscere. Nei poemi è esposto in forma narrativa una sorta di sapere enciclopedico che comprende la totalità dell'esperienza contemporanea, in modo da offrire un riferimento collaudato per ogni situazione della vita. A questo programma corrispondono la dettagliata attenzione per i comportamenti individuali e collettivi, quali i riti, i discorsi, le riunioni pubbliche e private, i giochi, le fasi dell'armamento e dello schieramento, i modi del combattimento; inoltre l'esposizione delle varie tecniche attinenti alla lavorazione dei metalli, alla coltivazione della terra, all'allevamento del bestiame, alla navigazione; e infine i riferimenti alle conoscenze geografiche e cosmologiche, e la stressa memoria di un passato che iniziava ad assumere i connotati di storia. Ma qual'era la destinazione che apparteneva all'attività poetica? Il suo luogo deputato è la corte, e l'occasione è il banchetto, la sua forma è il canto accompagnato dalla lira. La poesia è una componente della gioia conviviale, e la sua eventuale finalità pratica risulta semmai un fattore secondario. In questa fondamentale certezza circa il valore e la funzione della poesia risiede il significato essenziale che dai poemi omerici si trasmise alla cultura greca, e che conferì ad essa uno dei tratti che furono poi decisivi per la civiltà europea. Al tempo stesso il raggiungimento di una coscienza artistica costituisce l'elemento più importante che si ricava intorno alla loro preistoria. Il resto è avvolto nel buio, come oscure sono le circostanze storiche dell'epoca in cui i due poemi apparvero. Secondo alcuni i poemi furono redatti negli ultimi decenni dell'VIII secolo a.C. (Del Corno), secondo fonti letterarie tarde sarebbe stato il tiranno ateniese Pisistrato, nel VI sec. a.C., a curare la prima fissazione per iscritto dei poemi omerici. Essi tuttavia sono ambientati nell'epoca della civiltà micenea, che si era conclusa da quasi mezzo millennio. Alla fine dell'età micenea c'era stata l'invasione dei Dori in Grecia, che aveva provocato un ritorno a condizioni di vita primitive, larghi spostamenti di popolazioni e tra l'altro anche mutamenti nelle tecniche; era ciò che gli storici chiamano "medioevo ellenico".
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