lunedì 12 ottobre 2009

Divulgazione scientifica, storia della scienza, tempo

Eschilo
Divulgazione scientifica, storia della scienza, tempo

Eschilo nacque intorno al 525 a.C. nel demo attico di Eleusi, dove avevano sede i più famosi misteri del mondo greco: non è da escludere che questa circostanza abbia contribuito a rinforzare il senso di una religiosità profonda quanto problematica, di cui è pervasa la sua opera. Era figlio di Euforione, di nobile famiglia - così informa la Vita anteposta a un'edizione tardoantica dei suoi drammi -;e comincio in giovane età a comporre per il teatro. Dalla medesima fonte apprendiamo che fin dai suoi esordi egli si segnalò, oltre che per l'altezza dell'ispirazione, anche per la grandiosità dell'apparato scenico e il fasto dei costumi, e per le cure rivolte alla coreografia e all'interpretazione degli attori; ed egli stesso era solito recitare nei suoi drammi.
Prese parte alle guerre contro l'invasione persiana nel 490 e nel 480. L'epigramma inciso sulla sua tomba, che la tradizione vuole composto da lui stesso, celebrava il valore di Eschilo nella battaglia di Maratona, dove cadde suo fratello Cinegiro; ed è probabile che egli fosse presente pure a Salamina. Nell'epitafio non si fa parola della sua produzione poetica: un fatto singolare per i moderni, ma che esprime quell'orgogliosa consapevolezza civica della generazione dei Maratonomachi, in cui s'individua un altro contrassegno dell'ispirazione eschilea.
La prima vittoria di Eschilo nei concorsi tragici risale al 484, con un'opera a noi ignota. Qualche anno dopo, invitato in Sicilia da Gerone tiranno di Siracusa, compose una tragedia intitolata Etnee ,per celebrare la fondazione della città di Enna, avvenuta nel 476: questo dramma, oggi perduto, costituisce un caso rarissimo di trapianto del teatro fuori di Atene in età arcaica. Altri frequenti successi egli ottenne nei concorsi ateniesi: secondo le fonti, tredici in vita e quindici postumi, grazie alla possibilità di rappresentare sue tragedie anche dopo la morte, che gli Ateniesi vollero riservare ad Eschilo in segno d'onore. L'ultima vittoria durante la sua vita toccò all' Orestea nel 458.
In seguito Eschilo ritornò in Sicilia: da notizie più o meno attendibili pare che egli fosse risentito, per ragioni che non è dato di capire, contro il pubblico ateniese. Morì a Gela nel 456, intorno ai settant'anni: una bizzarra storia, probabilmente derivata dagli scherzi dei poeti comici sull'impenetrabile elevatezza della sua dizione, pretende che causa della sua morte fosse una tartaruga, che un'aquila avrebbe lasciato piombare dall'alto sul suo cranio calvo, scambiandolo per una roccia su cui spezzare la corazza della preda.
Una scelta formatasi nella tarda età imperiale, fra il III e il IV secolo d.C., ha conservato sette tragedie di Eschilo. Queste tuttavia rappresentano solo una minima parte della sua produzione. I dati delle fonti non sono univoci; ma indirizzano verso un totale che si aggira intorno alle novanta opere, fra tragedie e drammi satireschi, e che appare attendibile anche in rapporto alle annuali scadenze fisse della drammaturgia ateniese. Di quest'imponente complesso rimangono la massima parte dei titoli e qualche centinaio di brevi frammenti nella tradizione indiretta; ma ad essi sono da aggiungere recenti acquisizioni di testi papiracei. Per lo più si tratta di residui estremamente frammentari; ma tra questi ricorrono più estesi passi di tragedie famose nell'antichità, tra cui particolarmente la Niobe e i Mirmidoni . Inoltre, questi reperti hanno finalmente concesso una parziale verifica dell'opinione corrente nell'antichità, secondo la quale Eschilo eccelleva nella composizione di drammi satireschi. L'ilare freschezza e l'estrosa fantasia che si sprigionano dai resti dei Pescatori con la rete e degli Spettatori ai Giochi Istmici confermano tale giudizio, pur suscitando il rammarico che la nostra conoscenza sia ridotta a questi spezzoni.
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