Esiodo
Divulgazione scientifica, storia della scienza, tempo, antichità classiche
Già nell'antichità si dubitava se Omero fosse più antico di Esiodo, o viceversa; ed Erodoto risolse il problema considerandoli contemporanei. La critica moderna propende a ritenere che Esiodo sia posteriore ai poemi omerici, anche se alcuni studiosi preferiscono inserirlo tra Iliade e Odissea , e recentemente si è avanzata l'ipotesi di anteporlo alla stesura conclusiva di entrambe le opere. Resta comunque accertata una fondamentale diversità tra le due sfere poetiche, nonostante che metro, lingua e stile si lascino ricondurre a una matrice sostanzialmente analoga. Ma con Esiodo la figura del poeta s'introduce perentoriamente nell'opera, sia perché egli riferisce esperienze vissute nel concreto della propria biografia, sia perché esprime concetti permeati di una personale meditazione. Questa dimensione individuale e soggettiva sembra rivelare una fase successiva rispetto all'obiettività assoluta dei poemi omerici; e peraltro essa andrà interpretata soprattutto alla luce di una differente situazione ambientale e culturale, e di una diversa concezione della poesia stessa.
Esiodo vive in Beozia, una regione appartata del continente ellenico ed estranea alle rotte marinare di comunicazione, ma dotata di un sostrato fertile di antichissime tradizioni. La sua attività poetica appare quella di un isolato, sebbene al corrente della tradizione rapsodica; e quest'isolamento poté contribuire al proposito di dare nuovi contenuti alla forma epica, in cui trovassero voce sia i valori autoctoni, sia il confronto con la realtà contemporanea, sia soprattutto un'esperienza artistica libera dal condizionamenti della maniera eroica che fioriva nell'ambiente della Ionia.
Accade così che il suo progetto artistico non sia rivolto alla rievocazione del passato e non cerchi la propria materia nella gloria delle armi o nell'avventura esotica. Esiodo individua il suo interesse nel presente e nella concretezza del quotidiano; e anche quando nella Teogonia si rivolge al mito, egli lo organizza secondo una prospettiva che si risolve nell'attualità del regno di Zeus. Come conseguenza di queste scelte Esiodo tende a confrontarsi personalmente con il proprio tema, rivendicando con energia una nuova funzione e una diretta responsabilità all'attività del poeta.
Al tempo stesso, affiorano in lui le tracce di antichissime tradizioni, addirittura estranee al mondo greco; e ci si può chiedere se ne avesse conoscenza grazie all'origine della sua famiglia, venuta in Grecia dall'Asia Minore, o se le rinvenisse nel sostrato beotico come traccia di una preistorica comunanza culturale con il mondo orientate. Recenti scoperte hanno infatti accertato che la successione Urano-Crono-Zeus, che costituisce l'ossatura del sistema esposto nella Teogonia , riproduce un'analoga serie che compare in testi ugaritici e ittiti; e anche l'impostazione didascalica delle Opere trova corrispondenza in testi sapienziali di ambiente sumerico, accadico e persino egiziano. Non occorre dare a queste coincidenze il valore di una derivazione più o meno diretta; ma esse vanno interpretate come indizio della presenza in Esiodo di motivi culturali indipendenti dalla tradizione propriamente ellenica.
Tutto ciò conferisce all'opera esiodea un tono particolare, in cui la forma epica costituisce soltanto la superficie espressiva: tanto che il problema di una cronologia relativa fra i poemi omerici ed Esiodo ha un senso solo per quanto attiene ai fenomeni d'influenza e derivazione nella lingua e nello stile. Ma il nucleo profondo della poesia di Esiodo appare sostanzialmente estraneo alla mentalità che si esprime nei poemi omerici. Esso trova radici in una dimensione affatto autonoma, dove Esiodo scopre le ragioni di un rapporto nuovo fra il poeta e la sua opera, sia nelle finalità pratiche, sia nell'intrinseca misura etica.
La maniera narrativa propria all'epos eroico sembra trovare un punto d'incontro con l'esperienza personale, che Esiodo si propone d'introdurre nello stile rapsodico, nelle parti dei suoi poemi dove egli apre uno spazio al racconto autobiografico. È questo un sostanziale fattore di differenza rispetto al soggettivismo dei lirici, che punterà sull'espressione del sentimento piuttosto che sull'esposizione di eventi e situazioni. Risulta cosi possibile ricavare dalle stesse opere esiodee una serie di notizie sparse, che offrono certi connotati fondamentali della sua esistenza e dell'ambiente in cui essa si svolse, cosicché Esiodo risulta il primo protagonista della letteratura europea di cui sia nota la figura storica.
Il padre di Esiodo era nativo della città eolica di Cuma in Asia Minore, e qui aveva esercitato il commercio per mare. Ma il suo proposito di arricchire con quest'attività era fallito; e per sfuggire all'indigenza egli si era trasferito ad Ascra, nel profondo cuore della Beozia ai piedi del monte Elicona. Qui l'unico sostentamento possibile era dato dall'agricoltura e dalla pastorizia; e il trauma della decadenza sociale e dell'abbandono della vivace città marinara risuona nella tetra immagine che Esiodo da di Ascra, "orribile d'inverno, penosa d'estate e mai gradevole". Ma si può pensare che, più in generale, l'intonazione amara e pessimistica di tanta parte della poesia esiodea trovi le sue radici profonde nello sradicamento a cui la povertà aveva costretto la sua famiglia.
Comunque il padre era riuscito a conquistare nella nuova sede una discreta agiatezza, se fu in grado di suddividere un'eredità tra Esiodo e il fratello Perse. La figura di costui rappresenta una sorta di filo conduttore nelle Opere , che appaiono concepite come una serie di ammaestramenti per indirizzarlo a una vita onesta e operosa. Perse infatti aveva dilapidato la propria parte, e ora tentava di corrompere i "re" che fungevano da giudici, per farsi assegnare anche la porzione d'eredità spettante a Esiodo. I dettagli dell'episodio non si lasciano ricostruire con esattezza dagli ellittici riferimenti; ma il fatto che Esiodo proponga la propria esperienza al fratello come viatico per evitare la miseria fa supporre che egli godesse di una certa tranquillità economica, come appare anche dagli accenni al personale e al bestiame della sua fattoria.
Come s'inquadrasse in questa condizione la sua attività poetica, non risulta chiaro. Nel proemio della Teogonia Esiodo rappresenta la propria vocazione artistica con un suggestivo episodio. Egli narra come un giorno, mentre pascolava sull'Elicona, gli siano apparse le Muse a insegnargli un bel canto, testimone di verità, donandogli come pegno un ramo d'alloro. Si può pensare che il richiamo alla pastorizia intendesse ribadire il duplice statuto di Esiodo come agricoltore e come vate, per la cui bocca stessa parlano le Muse. Con questo tratto egli sembra rivendicare al proprio canto un'autorità più alta rispetto ai rapsodi professionali; e occorre rifiutare l'ipotesi alternativa che egli si debba considerare come una sorta di dilettante, la quale rischia di introdurre l'anacronistica concezione di una letteratura intesa come otium.
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